Festival del videogioco dagli occhi di un gamer

Mi lamento sempre che a Roma non fanno mai niente di davvero interessante e poi mi tirano fuori un festival del videogioco a metà marzo. A metà marzo? Col Romics di aprile alle porte? Diabolica genialità. Vedo la pubblicità in strada e guardo il sito web. 14€ per il biglietto di ingresso. Impreco al pc e penso “sarà per la prossima volta”.

3a67f25f-e2a2-441e-a098-f3ae0c95a225All’interno della fiera i videogiochi a partire da 10 €. Guardo la lista sconti. C’è metà della mia lista acquisti Amazon. Penso “welcome aboard” e dopo pranzo vado alla fiera. Non c’è molta gente. Non ci credo, si cammina. Gli stand sono quasi vuoti. Si riesce a giocare e mi do un pizzicotto. Non vedo adolescenti brufolosi dietro le modelle degli stand. Sto sognando?

La Nintendo si è accaparrata mezzo capannone per la Switch. La tocco per la prima volta. Mi piace e giochiamo. Straccio un bambino di cinque anni a Mario Kart davanti al padre. Quando il padre si gira faccio la linguaccia al bambino. Il bambino non risponde. La ragazza immagine della grande N mi guarda con rimprovero. Le faccio l’occhiolino. Dietro di lei vedo l’ultimo Zelda. Mi alzo, ho una missione da compiere. Mi cacciano dopo mezz’ora.


Quattro schermi presentano l’ultimo Tekken
. Sono sempre stato un cane con questi giochi. Un tizio gioca da solo. Penso sia una mezzasega. Mi faccio avanti, premo tasti a caso per tre turni e mi massacra. Rivincita e dejavù. Tre volte così e lo invito a giocare a Mario Kart. Rifiuta. La vendetta aspetterà. Io non dimentico.

Vedo lo stand Blizzard in lontananza e c’è Overwatch. Mi tolgo il giacchetto e poso lo zaino a terra. Mi siedo sulla poltrona. Le nocche scrocchiano. Mi guardo a destra ed a sinistra. Sembra gente seria. All’inizio non so “con” chi gareggio ma dopo due minuti capisco chi ho “contro”. Imprecazioni e bestemmie contro di me. Zero morti e primo in uccisioni e cure. Sono una belva con Zenyatta. Continuo a sentire imprecare dall’altro lato. Sempre bello abbandonare quando hai stracciato l’avversario.

0a53a526-a761-4bfb-a412-19c6f994438bSi fa tardi e passo dalla Sony. Una ragazza immagine ad ogni PS4. Comincio a vedere adolescenti sbavare. Gioco ad Horizon. Una moretta Sony viene vicino a me e cerca di spiegarmi cosa devo fare. Non ce n’è bisogno. Il gioco sembra figo e lo aggiungo su Amazon. Accanto c’è Lego Worlds. Costruisco un enorme creatura grigia antropomorfa. Sembra Elvis e lo metto in posa. La ragazza dello stand passa accanto a me e ride. E’ tornata. Fai due battute. Lei ride di più. Costruisco un pene gigante. Lei non ride più. Mi prendo un cazziatone da una sconosciuta.

Un tizio urla dietro di lei. VR realtà virtuale a caratteri cubitali sopra le nostre teste. Decine tra ragazzi e ragazzi in piedi che si agitano con caschi da Star Trek. Sembra figo e lo provo. Sto scendendo in fondo al mare in una gabbia di metallo. Pesci, meduse, granchi, lo stivale taglia 42 che avevo pescato a dodici anni. C’è di tutto in fondo al mar. Uno squalo bianco mi morde la gabbia. Dovrei urlare ed agitarmi? Già visto, già fatto e mi levo il casco.

E’ tardi e dovrei finire il giro. Mi ricordo degli sconti sugli acquisti. Passo al negozio e lo svuoto. Il portafoglio piange. Esco con un cappello, una t-shirt e quattro videogiochi. Ho abbastanza materiale per rinviare la laurea di almeno tre mesi. Sono soddisfatto e torno a casa. Accendo il pc e scrivo un articolo. Vorrei giocare. Maledette Tarantelle.

 

Simone Zanella

 

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